La prossima grande trasformazione industriale potrebbe nascere da ciò che oggi consideriamo uno scarto

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Dino Drago Home Blog Entra nel futuro Hamburger Toggle Menu Home Blog Entra nel futuro Hamburger Toggle Menu La prossima grande trasformazione industriale potrebbe nascere da ciò che oggi consideriamo uno scarto Perché il futuro dell’economia circolare riguarda molto più del riciclo Ci sono cambiamenti economici che iniziano in modo evidente. Una nuova tecnologia. Un prodotto rivoluzionario. Un servizio che modifica le abitudini di milioni di persone. E poi ci sono trasformazioni più silenziose. Nascono da problemi che conosciamo da decenni, ma ai quali improvvisamente iniziamo a dare risposte differenti. Credo che la gestione della plastica appartenga a questa seconda categoria. E penso che molti imprenditori non abbiano ancora compreso fino in fondo quanto sia ampio il sistema economico che può svilupparsi intorno a questo problema. Abbiamo costruito un’economia straordinaria. Ma incompleta. Negli ultimi decenni abbiamo perfezionato quasi ogni fase della produzione. Sappiamo realizzare prodotti più velocemente. Trasportarli dall’altra parte del mondo. Distribuirli attraverso reti commerciali sempre più sofisticate. Venderli con strumenti digitali che soltanto vent’anni fa sarebbero sembrati fantascienza. Ma per molto tempo abbiamo dedicato meno attenzione a una domanda fondamentale. Che cosa accade quando quei prodotti non servono più? Nel caso della plastica, questa domanda assume dimensioni enormi. Non tutta la plastica viene recuperata. Non tutta può essere riciclata con gli stessi processi. E una parte continua a essere dispersa nell’ambiente o destinata a forme di smaltimento. Il problema è reale. Ma proprio per questo richiede soluzioni industriali, non soltanto dichiarazioni di principio. Il rifiuto può diventare una risorsa? La risposta dipende dal materiale, dalla tecnologia e dalla sostenibilità economica e ambientale del processo. Non esiste una soluzione universale. Ma esistono percorsi differenti. Il riciclo meccanico permette di recuperare diverse tipologie di plastica. Per alcuni flussi difficili da trattare attraverso i metodi tradizionali, vengono sviluppate anche tecnologie di riciclo chimico. Tra queste c’è la pirolisi. È una tecnologia che, in condizioni controllate, può trasformare determinate plastiche in prodotti come l’olio di pirolisi. Quando questo materiale rispetta le specifiche richieste, può trovare applicazioni industriali, anche nella filiera petrolchimica. Naturalmente bisogna considerare consumi energetici, emissioni, qualità dei materiali e destinazione effettiva dei prodotti. Ma ciò che trovo interessante, da imprenditore, è il cambiamento di prospettiva. Un materiale che prima rappresentava esclusivamente un problema di gestione può diventare l’input di un processo industriale. E attorno a quel processo può nascere una filiera. Il caso Corsair Group International È uno dei motivi per cui seguo con interesse il percorso di Corsair Group International. L’azienda opera nel settore del recupero e della trasformazione dei rifiuti plastici, sviluppando attività industriali e un ecosistema collegato ai CSR Plastic Credit. Negli aggiornamenti diffusi dall’azienda vengono descritte attività di raccolta, trasformazione e commercializzazione di olio di pirolisi. Sono aspetti che considero importanti perché permettono di osservare un modello che cerca di collegare più elementi. Il recupero dei materiali. La tecnologia industriale. La domanda di prodotti derivati dal trattamento. La tracciabilità delle attività. Il coinvolgimento delle aziende. Non significa che ogni risultato dichiarato sia automaticamente verificato o che il successo del modello sia garantito. Significa che possiamo osservare un esempio concreto di come il settore stia cercando di organizzarsi. Le opportunità non sono soltanto negli impianti Qui arriviamo alla parte che conosco meglio. Lo sviluppo commerciale. Quando nasce un nuovo settore industriale, non servono soltanto macchinari e ingegneri. Servono aziende che conferiscano materiali. Operatori logistici. Partner industriali. Sistemi di controllo. Servizi di documentazione. Professionisti. Reti commerciali. Imprenditori capaci di costruire collaborazioni. È una dinamica che ho osservato in molti mercati nel corso della mia vita professionale. Il valore non si concentra necessariamente in un unico punto della filiera. Può distribuirsi tra soggetti diversi, ciascuno con una funzione specifica. Ed è proprio questo che rende interessante studiare un settore prima di fermarsi al suo prodotto più visibile. Anche il concetto di sostenibilità deve evolvere Credo che le aziende stiano attraversando un cambiamento culturale importante. Per molto tempo la sostenibilità è stata trattata prevalentemente come un tema di immagine. Oggi, per molte imprese, entrano in gioco anche esigenze di misurazione, gestione dei materiali, richieste dei clienti e documentazione delle attività ambientali. Questo non significa che ogni azienda abbia gli stessi obblighi o che ogni strumento volontario sostituisca gli adempimenti previsti dalla normativa. Significa però che cresce l’importanza di poter distinguere le dichiarazioni dai risultati documentati. I CSR Plastic Credit si collocano in questo contesto come strumenti volontari collegati ad attività di recupero della plastica. Il loro significato dipende dai criteri di emissione, dalle verifiche, dalla tracciabilità e dall’uso che ne viene fatto. Non sono una scorciatoia. E non dovrebbero essere presentati come una soluzione universale. Ma rappresentano un elemento da comprendere all’interno di un ecosistema più ampio. La domanda che ogni imprenditore dovrebbe farsi Quando osservo un nuovo mercato, non mi chiedo soltanto quanto potrebbe diventare grande. Mi faccio domande molto più concrete. Il problema esiste davvero? Chi ha bisogno della soluzione? La tecnologia funziona? Ci sono clienti disposti ad acquistare? Il modello può essere sviluppato nel tempo? Esistono persone e competenze capaci di sostenerlo? Sono domande semplici. Ma le risposte fanno tutta la differenza. Perché le grandi trasformazioni economiche non nascono soltanto dalle idee. Nascono quando un problema incontra una soluzione concreta e un mercato capace di sostenerla. La mia conclusione Dopo oltre trent’anni di esperienza imprenditoriale, continuo a essere affascinato dai settori nei quali un problema apparentemente irrisolvibile inizia a generare nuove competenze, tecnologie e attività. La gestione della plastica è uno di questi. Non perché ogni progetto avrà successo. Non perché esistano risultati automatici. Ma perché abbiamo davanti una necessità reale che richiede risposte sempre più organizzate. E quando una necessità diventa strutturale, possono nascere nuovi mercati. Il futuro dell’economia circolare non sarà costruito soltanto da chi recupera i rifiuti. Sarà costruito anche da chi saprà collegare tecnologie, imprese, persone e domanda industriale. Perché, alla fine, è questo che un imprenditore dovrebbe imparare a vedere. Non soltanto ciò che un materiale è oggi. Ma ciò che potrebbe diventare attraverso un sistema capace di generare valore reale.

Dalla plastica recuperata al mercato industriale: quando un problema diventa un modello di business

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Dino Drago Home Blog Entra nel futuro Hamburger Toggle Menu Home Blog Entra nel futuro Hamburger Toggle Menu Dalla plastica recuperata al mercato industriale: quando un problema diventa un modello di business Dalla plastica recuperata al mercato industriale: quando un problema diventa un modello di business Cosa ci raccontano gli ultimi sviluppi di Corsair Group International sul futuro dell’economia circolare? Da oltre trent’anni mi occupo di impresa, sviluppo commerciale e costruzione di reti. In questo percorso ho imparato una cosa: i mercati più interessanti non nascono necessariamente da un prodotto rivoluzionario. Spesso nascono da un problema che esiste da decenni, ma al quale iniziamo finalmente a dare risposte diverse. La plastica è uno di questi casi. Non basta recuperare. Bisogna costruire una filiera. Quando pensiamo al recupero della plastica, immaginiamo quasi sempre la raccolta dei rifiuti. Ma raccogliere è soltanto il primo passaggio. Poi quella plastica deve essere selezionata, gestita e destinata a processi compatibili con le sue caratteristiche. Una parte può essere riciclata meccanicamente. Per determinate tipologie esistono anche processi di riciclo chimico, tra cui la pirolisi. La tecnologia da sola, però, non basta. Serve qualcuno che raccolga il materiale. Serve un impianto. Serve un processo industriale. Serve un cliente interessato al prodotto ottenuto. E serve un modello economico capace di sostenere l’attività. È proprio questo insieme di elementi che considero interessante. Da Bangkok arrivano segnali concreti Negli ultimi aggiornamenti pubblicati da Corsair Group International emergono tre elementi che meritano attenzione. Il primo riguarda le nuove spedizioni di olio di pirolisi dall’impianto di Bangkok verso clienti dell’industria petrolchimica. Il secondo riguarda l’ampliamento delle attività di raccolta della plastica presso strutture industriali e alberghiere della città. Il terzo riguarda un nuovo riacquisto di CSR Plastic Credit, che Corsair dichiara di aver finanziato attraverso ricavi derivanti dalle proprie vendite industriali. Tre attività differenti. Ma tutte collegate a un’unica idea: costruire un sistema nel quale recupero, trasformazione industriale e mercato possano dialogare. Naturalmente, le comunicazioni aziendali devono essere valutate insieme ai dati operativi, alle verifiche e alla documentazione disponibile. Ma la direzione industriale descritta è interessante. Il mercato ha bisogno di soluzioni, non di slogan Per anni la sostenibilità è stata raccontata soprattutto attraverso messaggi emozionali. Salviamo il pianeta. Riduciamo l’inquinamento. Costruiamo un futuro migliore. Sono obiettivi condivisibili. Ma un imprenditore deve anche chiedersi come raggiungerli. Quali tecnologie utilizzare? Quali processi organizzare? Chi acquisterà i prodotti recuperati? Come misurare i risultati? Come costruire un’attività che possa continuare a operare? Sono queste le domande che trasformano un’intenzione in un modello industriale. E poi arriva la parte che conosco meglio: il mercato Un impianto non vive isolato. Ha bisogno di fornitori. Partner. Clienti. Competenze. Relazioni commerciali. E quando un modello industriale si sviluppa, possono nascere attività complementari. Penso ai professionisti che già lavorano con le aziende. Ai consulenti. Agli imprenditori che conoscono il proprio territorio. Alle persone capaci di costruire relazioni commerciali solide. Non tutti devono occuparsi direttamente di tecnologia o di gestione dei rifiuti. Ma lo sviluppo di una filiera può richiedere competenze molto differenti. Ed è qui che un problema ambientale può aprire anche nuove prospettive imprenditoriali. Il ruolo dei CSR Plastic Credit All’interno di questo ecosistema si inseriscono i CSR Plastic Credit. Sono strumenti digitali collegati ai programmi di rimozione della plastica e alla documentazione delle relative attività. La loro utilità ambientale dipende dalla qualità dei processi, dalle verifiche e dalla corretta attribuzione dei risultati. Per questo ritengo importante non confondere un credito digitale con la soluzione completa. Il credito è uno degli elementi del sistema. La parte fondamentale resta ciò che avviene concretamente: raccolta, trattamento, tracciabilità e utilizzo dei materiali recuperati. La blockchain può contribuire alla trasparenza dei registri. Ma la credibilità nasce sempre dalla verificabilità dei fatti che quei registri rappresentano. Il vero cambiamento è nel modo di osservare i problemi Molti vedono nella plastica soltanto un problema ambientale. Io vedo certamente quel problema. Ma provo anche a osservare tutto ciò che serve per affrontarlo. Infrastrutture. Tecnologie. Competenze. Servizi. Aziende. Mercati. Relazioni. È un cambio di prospettiva. Perché quando una necessità diventa sufficientemente importante, il mercato inizia a cercare risposte. E chi possiede le competenze per contribuire a quelle risposte può trovare nuove possibilità di sviluppo. Una riflessione per chi fa impresa Non credo nelle scorciatoie. E dopo trent’anni non mi interessano le promesse straordinarie. Mi interessano i modelli che posso comprendere, analizzare e verificare. Quello che sta accadendo intorno alla gestione industriale della plastica merita attenzione proprio per questo. Non perché ogni iniziativa sia automaticamente destinata al successo. Ma perché esiste un problema reale, esistono tecnologie che cercano di affrontarlo ed esiste una domanda industriale per determinate materie prime recuperate. Il punto non è chiedersi soltanto quanto sia grande il problema. Il punto è capire quanto valore possiamo creare contribuendo a risolverlo. Ed è questa la domanda che continuo a farmi ogni volta che incontro una nuova opportunità imprenditoriale.    Per approfondire il progetto e la visione: https://www.winwinstrategies.info/webinar/ Articolo precedente Scopri come trasformare i rifiuti di Plastica in Ricchezza Scopri l’Opportunità per TE SI VOGLIO SCOPRIRE COME TUTTO CIò PUò DIVENTARE UN VANTAGGIO PER ME! Copyright Whisper © 2018-Policy Whisper srls – Via Monti Simbruini 28 – 00040 – Ardea (Roma) – C.FISC./P.IVA 15384081004 Tutti i Diritti sono riservati. E’ vietata qualsiasi riproduzione, anche parziale *This Website is not a part of Facebook™or Facebook Inc. Additionally, this site is NOT endorsed by Facebook™ in any way. FACEBOOK is a trademark of FACEBOOK Inc. Questo sito non fa parte del sito Facebook™ /Facebook Inc. /Meta™.Inoltre, questo sito NON è approvato da Facebook™ in alcun modo. FACEBOOK™ è un marchio registrato di FACEBOOK, Inc.

Se guardi solo il prodotto, potresti non vedere il business

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Dino Drago Home Blog Entra nel futuro Hamburger Toggle Menu Home Blog Entra nel futuro Hamburger Toggle Menu Se guardi solo il prodotto, potresti non vedere il business Ci sono progetti che si comprendono in cinque minuti. E altri che, guardati superficialmente, sembrano molto meno interessanti di quello che sono. Negli anni ho imparato che spesso la differenza dipende da dove metti a fuoco lo sguardo. Se osservi soltanto il prodotto, vedi una cosa. Se osservi il sistema che può nascergli intorno, ne vedi un’altra. L’errore di partire dal prodotto Quando qualcuno ci presenta un nuovo progetto, la prima domanda viene quasi spontanea: “Cosa vende?” È comprensibile. Ma non è necessariamente la domanda migliore. Io oggi preferisco partire da: “Quale problema risolve?” Perché un prodotto può cambiare. La tecnologia può evolvere. Il modello può essere migliorato. Ma se alla base esiste un problema importante e una domanda reale, ci sono fondamenta sulle quali lavorare. Pensiamo alla plastica Se guardiamo esclusivamente ai CSR Plastic Credit, vediamo uno strumento. Se allarghiamo lo sguardo, iniziamo a vedere molto altro. Vediamo plastica da gestire. Aziende che devono affrontare il proprio impatto. Processi di recupero. Tecnologie. Tracciabilità. Documentazione. Servizi B2B. E qualcuno che deve collegare queste soluzioni alle aziende. Improvvisamente non stiamo più guardando un singolo prodotto. Stiamo osservando una filiera. Una filiera genera più mercati È una dinamica che abbiamo già visto. Prendiamo l’automobile. Il mercato non è soltanto l’automobile. Ci sono componentistica, officine, assicurazioni, distribuzione, software, logistica, servizi finanziari e migliaia di altre attività. Lo stesso vale per il digitale. Internet non ha creato soltanto aziende tecnologiche. Ha creato agenzie, e-commerce, professionisti, software, formazione, logistica e interi mestieri che prima non esistevano. È questo che intendo quando dico: non guardare soltanto il prodotto. Guarda ciò che può nascergli intorno. E poi c’è la distribuzione Questo è un tema al quale sono particolarmente legato. Ho costruito reti commerciali per gran parte della mia vita professionale. E continuo a vedere un errore ricorrente: sottovalutare chi porta una soluzione sul mercato. Un impianto può essere straordinario. Una tecnologia può funzionare. Un servizio può essere utile. Ma tra quella soluzione e migliaia di potenziali clienti esiste una distanza. Quella distanza deve essere colmata. Con marketing. Commerciali. Relazioni. Partner. Territori. Competenze. La distribuzione non è ciò che viene dopo il prodotto. È parte del modello. Il vero valore è nell’ecosistema È anche il motivo per cui quando valuto un progetto cerco di disegnarne mentalmente l’ecosistema. Chi produce valore? Chi ne ha bisogno? Chi certifica? Chi distribuisce? Chi acquista? Chi beneficia della soluzione? Più questi elementi riescono ad allinearsi, più il progetto diventa interessante da approfondire. Non perché questo garantisca un risultato. Nel business le garanzie appartengono più alle presentazioni che alla realtà. Ma perché significa che non stiamo osservando un oggetto isolato. Stiamo osservando un sistema economico. È questo che oggi mi interessa A questo punto della mia vita professionale non cerco il prodotto che fa più rumore. Cerco modelli nei quali riesco a vedere più livelli. Un problema reale. Una soluzione. Una domanda. Una filiera. Una rete. Persone capaci di costruirla. Quando questi elementi iniziano a incontrarsi, allora voglio saperne di più. Perché a volte l’opportunità che stiamo cercando è proprio davanti a noi. Solo che continuiamo a guardarla troppo da vicino.  Per approfondire il progetto e la visione: https://www.winwinstrategies.info/webinar/ Articolo precedente Scopri come trasformare i rifiuti di Plastica in Ricchezza Scopri l’Opportunità per TE SI VOGLIO SCOPRIRE COME TUTTO CIò PUò DIVENTARE UN VANTAGGIO PER ME! Copyright Whisper © 2018-Policy Whisper srls – Via Monti Simbruini 28 – 00040 – Ardea (Roma) – C.FISC./P.IVA 15384081004 Tutti i Diritti sono riservati. E’ vietata qualsiasi riproduzione, anche parziale *This Website is not a part of Facebook™or Facebook Inc. Additionally, this site is NOT endorsed by Facebook™ in any way. FACEBOOK is a trademark of FACEBOOK Inc. Questo sito non fa parte del sito Facebook™ /Facebook Inc. /Meta™.Inoltre, questo sito NON è approvato da Facebook™ in alcun modo. FACEBOOK™ è un marchio registrato di FACEBOOK, Inc.

Chi guadagna davvero dalla transizione verso un’economia più circolare?

Dino Drago

Dino Drago Home Blog Entra nel futuro Hamburger Toggle Menu Home Blog Entra nel futuro Hamburger Toggle Menu Chi guadagna davvero dalla transizione verso un’economia più circolare? Quando nasce un nuovo mercato commettiamo spesso un errore. Guardiamo soltanto al prodotto. Internet? Computer. Mobilità elettrica? Automobili. Fotovoltaico? Pannelli. Economia circolare? Riciclo. Ma un mercato è molto più grande del prodotto che lo rappresenta. È un ecosistema. E spesso le opportunità più interessanti nascono proprio intorno al prodotto principale. Pensiamo a cosa succede quando cambia un’esigenza Quando milioni di aziende iniziano ad affrontare un nuovo problema, non nasce una sola attività. Ne nascono decine. Servono tecnologie. Impianti. Software. Certificazioni. Logistica. Consulenza. Formazione. Commercializzazione. Comunicazione. Professionisti capaci di collegare tutti questi elementi. È successo in quasi ogni grande trasformazione economica. Ed è uno dei motivi per cui guardo con attenzione a ciò che sta accadendo intorno alla sostenibilità aziendale. Il cliente non è soltanto il consumatore Quando parliamo di ambiente pensiamo immediatamente alla persona davanti allo scaffale del supermercato. Ma esiste un altro cliente enorme. L’impresa. Un’impresa può avere necessità legate alla gestione dei materiali, alle richieste delle proprie filiere, alla tracciabilità, alla rendicontazione o alla volontà di documentare azioni ambientali concrete. Sono problemi B2B. E i problemi B2B generano mercati B2B. Questa distinzione è fondamentale. Perché significa che la sostenibilità non è soltanto un tema di comunicazione verso il consumatore. Può diventare un’intera categoria di servizi per le aziende. È qui che cambia il modo di guardare ai Plastic Credit Se guardiamo esclusivamente al credito, vediamo un prodotto. Io preferisco allargare l’inquadratura. Vedo un’azienda con un’esigenza. Vedo un’attività di recupero. Vedo un processo. Vedo tracciabilità. Vedo documentazione. Vedo una soluzione che deve arrivare al mercato. E tra la soluzione e migliaia di potenziali aziende clienti vedo una cosa che conosco molto bene: una rete commerciale da costruire. È qui che il tema diventa interessante anche per chi non possiede un impianto e non lavora tecnicamente nel trattamento dei rifiuti. Ogni nuovo mercato ha bisogno di distributori Pensiamo a qualsiasi industria. Qualcuno produce. Qualcuno sviluppa tecnologia. Qualcuno certifica. Qualcuno distribuisce. Qualcuno vende. Qualcuno costruisce relazioni. È così che un prodotto diventa un mercato. E spesso chi riesce a costruire il collegamento tra una soluzione complessa e il cliente finale svolge una funzione fondamentale. Perché avere una grande soluzione che nessuno conosce serve a poco. Ma deve esserci valore da entrambe le parti Qui arriva il punto per me più importante. Un modello può durare soltanto se genera valore lungo tutta la catena. Deve esserci valore per l’ambiente. Deve esserci valore per l’azienda che utilizza il servizio. Deve esserci valore per chi eroga la soluzione. E deve esserci valore per chi contribuisce a portarla sul mercato. Se manca uno di questi elementi, prima o poi il sistema si indebolisce. Se invece gli interessi iniziano ad allinearsi, può nascere qualcosa di molto più solido. È questo che cerco oggi Dopo oltre trent’anni di attività non mi entusiasma semplicemente un prodotto nuovo. Mi interessa molto di più vedere un ecosistema che sta prendendo forma. Un problema reale. Una domanda crescente. Soluzioni concrete. Aziende che hanno bisogno di quelle soluzioni. Persone capaci di portarle sul mercato. Non significa che ogni progetto legato alla sostenibilità sia automaticamente valido. Significa che esistono trasformazioni che vale la pena osservare prima che diventino evidenti a tutti. Perché quando un cambiamento crea valore contemporaneamente per ambiente, imprese e mercato, non siamo più davanti soltanto a una buona causa. Potremmo essere davanti alla nascita di una nuova economia di servizi. E per un imprenditore, questa è una differenza enorme. Per approfondire il progetto e la visione: https://www.winwinstrategies.info/webinar/ Articolo precedente Scopri come trasformare i rifiuti di Plastica in Ricchezza Scopri l’Opportunità per TE SI VOGLIO SCOPRIRE COME TUTTO CIò PUò DIVENTARE UN VANTAGGIO PER ME! Copyright Whisper © 2018-Policy Whisper srls – Via Monti Simbruini 28 – 00040 – Ardea (Roma) – C.FISC./P.IVA 15384081004 Tutti i Diritti sono riservati. E’ vietata qualsiasi riproduzione, anche parziale *This Website is not a part of Facebook™or Facebook Inc. Additionally, this site is NOT endorsed by Facebook™ in any way. FACEBOOK is a trademark of FACEBOOK Inc. Questo sito non fa parte del sito Facebook™ /Facebook Inc. /Meta™.Inoltre, questo sito NON è approvato da Facebook™ in alcun modo. FACEBOOK™ è un marchio registrato di FACEBOOK, Inc.

Dopo 30 anni non cerco più opportunità. Cerco queste 5 cose.

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Dino Drago Home Blog Entra nel futuro Hamburger Toggle Menu Home Blog Entra nel futuro Hamburger Toggle Menu Dopo 30 anni non cerco più opportunità. Cerco queste 5 cose. Quando hai più di trent’anni di attività alle spalle, succede una cosa curiosa. Continui ad entusiasmarti davanti a un nuovo progetto. Ma impari a non innamorartene troppo velocemente. Perché hai già visto grandi idee fallire. Hai visto progetti apparentemente perfetti non trovare un mercato. Hai visto persone straordinarie costruire cose mediocri. E hai visto idee inizialmente sottovalutate trasformarsi in grandi realtà. L’esperienza non ti permette di prevedere il futuro. Ti insegna però dove guardare. 1. Prima dell’opportunità cerco il problema È probabilmente la cosa più importante. Se devo convincere qualcuno che possiede un problema, parto già male. Preferisco situazioni nelle quali il problema esiste indipendentemente da ciò che voglio proporre. Prendiamo la plastica. Viene utilizzata ogni giorno da milioni di persone e imprese. Una parte diventa inevitabilmente rifiuto. Quella materia deve essere raccolta, gestita, recuperata o trasformata. Non dobbiamo inventare il problema. Esiste già. Ed è enorme. 2. Poi cerco una soluzione concreta Una buona storia non basta. Voglio capire cosa succede realmente. Qual è il processo? Chi lo gestisce? Quali tecnologie vengono utilizzate? Come viene documentato? Quali risultati produce? Sono domande meno emozionanti di una presentazione commerciale. Ma sono quelle che fanno la differenza. Perché prima o poi ogni promessa deve incontrare la realtà. 3. Cerco il mercato Avere un problema e una soluzione non basta ancora. Deve esistere qualcuno che abbia una ragione concreta per utilizzare quella soluzione. Nel caso della sostenibilità aziendale questo è uno degli aspetti che considero più interessanti. Imprese, produttori, distributori e filiere devono confrontarsi sempre più con temi come impatto, tracciabilità e responsabilità. Ed è qui che un problema ambientale può iniziare a incontrare un’esigenza aziendale. Quando questo accade, non stiamo più parlando soltanto di sostenibilità. Stiamo parlando di mercato. 4. Cerco un modello replicabile Una soluzione che funziona una volta è un progetto. Una soluzione che può essere portata a cento, mille o diecimila aziende inizia ad assomigliare a un modello. E questa differenza, per un imprenditore, è enorme. Tecnologia e processi sono importanti. Ma serve anche qualcuno capace di creare il collegamento tra chi possiede la soluzione e chi ne ha bisogno. È lì che entrano persone, competenze e reti commerciali. Ed è spesso lì che si crea una parte importante del valore. 5. Infine guardo le persone Questa viene per ultima nell’elenco. Ma nella realtà viene prima di quasi tutto. Dopo tanti anni ho imparato che un buon modello con le persone sbagliate può diventare un pessimo progetto. Mentre persone capaci, serie e determinate riescono spesso a migliorare un modello durante il percorso. Perché i mercati cambiano. Le strategie cambiano. Le tecnologie cambiano. Le persone con cui scegli di costruire determinano come affronterai quei cambiamenti. È cambiato il mio modo di vedere le opportunità A trent’anni probabilmente avrei chiesto: “Quanto può diventare grande?” Oggi parto da altre domande. Il problema è reale? La soluzione è concreta? Esiste una domanda? Il modello può crescere? Ci sono le persone giuste? Solo dopo inizio ad approfondire tutto il resto. È anche con questa mentalità che guardo oggi al mondo della gestione della plastica, dell’economia circolare e dei CSR Plastic Credit. Non perché qualcuno mi abbia raccontato che rappresentano “il futuro”. Le grandi frasi mi interessano poco. Mi interessa la concatenazione: problema → soluzione → domanda → sistema → persone. Quando questi cinque elementi iniziano ad allinearsi, allora vale la pena fermarsi e guardare meglio. Perché dopo oltre trent’anni non ho smesso di cercare nuove opportunità. Ho semplicemente imparato che quelle interessanti raramente hanno bisogno di urlare per farsi notare. Hashtag: #Imprenditoria #Leadership #EconomiaCircolare #PlasticCredit #CSR #BusinessB2B #StrategiaAziendale #NuoviMercati #Esperienza #CostruireValore Per approfondire il progetto e la visione: https://www.winwinstrategies.info/webinar/ Articolo precedente Scopri come trasformare i rifiuti di Plastica in Ricchezza Scopri l’Opportunità per TE SI VOGLIO SCOPRIRE COME TUTTO CIò PUò DIVENTARE UN VANTAGGIO PER ME! Copyright Whisper © 2018-Policy Whisper srls – Via Monti Simbruini 28 – 00040 – Ardea (Roma) – C.FISC./P.IVA 15384081004 Tutti i Diritti sono riservati. 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E se avessimo posto la domanda sbagliata sulla plastica?

dino drago

Dino Drago Home Blog Entra nel futuro Hamburger Toggle Menu Home Blog Entra nel futuro Hamburger Toggle Menu E se avessimo posto la domanda sbagliata sulla plastica? Per anni abbiamo raccontato la plastica quasi esclusivamente come un problema. E abbiamo ottime ragioni per preoccuparci di ciò che accade quando viene dispersa nell’ambiente. Ma credo che un imprenditore debba avere anche il coraggio di mettere in discussione il modo in cui viene formulato un problema. Perché a volte basta cambiare la domanda per iniziare a vedere soluzioni completamente diverse. Possiamo davvero immaginare un mondo senza plastica? Guardiamoci intorno. Automobili. Computer. Smartphone. Dispositivi medici. Imballaggi. Edilizia. Agricoltura. Logistica. La plastica è entrata profondamente nella nostra infrastruttura economica e sociale. Questo non significa ignorarne l’impatto. Significa riconoscere la realtà prima di cercare di cambiarla. Dire semplicemente “eliminiamo la plastica” rischia di trasformare un problema estremamente complesso in uno slogan estremamente semplice. Io preferisco un’altra domanda. Cosa facciamo della plastica quando ha terminato la funzione per cui è stata prodotta? È qui che nasce il vero problema Un materiale utilizzato correttamente può creare valore. Lo stesso materiale disperso nell’ambiente diventa un costo enorme per tutti. Quindi il punto non è soltanto cosa produciamo. È il sistema che costruiamo intorno al suo ciclo di vita. Raccolta. Recupero. Tracciabilità. Trasformazione. Documentazione. Quando iniziamo a ragionare in questi termini, la plastica a fine vita smette di essere soltanto qualcosa da eliminare. Diventa materia da gestire. Da rifiuto a risorsa Ed è qui che tecnologia e industria possono fare la differenza. Esistono processi capaci di recuperare determinate tipologie di rifiuti plastici e trasformarle nuovamente in risorse utilizzabili. Il principio che trovo interessante non è soltanto ambientale. È economico. Prendere qualcosa che possiede un valore apparentemente prossimo allo zero e inserirlo in un processo capace di attribuirgli nuovamente utilità. È una dinamica che l’industria conosce molto bene. Perché l’economia circolare, quando funziona davvero, non dovrebbe vivere soltanto di buone intenzioni. Deve creare processi sostenibili anche economicamente. Ed è qui che entra l’impresa Ogni grande problema genera una domanda. E ogni domanda sufficientemente grande tende a creare un mercato. Se migliaia di aziende devono affrontare la gestione del proprio impatto legato alla plastica, avranno bisogno di soluzioni. Non soltanto di dichiarazioni. Serviranno infrastrutture. Tecnologie. Tracciabilità. Certificazioni. Servizi. Competenze. Ed inevitabilmente serviranno imprenditori capaci di portare queste soluzioni sul mercato. È questo passaggio che considero particolarmente interessante. Il modello che sto osservando È anche la ragione per cui negli ultimi anni ho scelto di approfondire sistemi legati al recupero della plastica e ai CSR Plastic Credit. Il credito, preso singolarmente, racconta soltanto una piccola parte della storia. A interessarmi è ciò che avviene dietro. Il rifiuto. Il recupero. La trasformazione. La tracciabilità. La possibilità per un’azienda di documentare un’azione concreta. E infine la costruzione di un ecosistema commerciale capace di collegare tutto questo alle imprese che ne hanno bisogno. Il valore non è nel singolo pezzo. È nel sistema. Cambiare paradigma Forse quindi dobbiamo smettere di discutere soltanto se la plastica sia buona o cattiva. Un materiale non possiede una morale. Siamo noi a decidere come produrlo, utilizzarlo, recuperarlo e gestirlo. Ed è proprio qui che vedo una delle sfide imprenditoriali più interessanti dei prossimi anni. Non raccontare un mondo nel quale improvvisamente la plastica scompare. Ma contribuire a costruirne uno nel quale sempre meno plastica venga considerata semplicemente qualcosa da buttare. Perché quando inizi a vedere una risorsa dove prima vedevi soltanto un rifiuto, non hai cambiato soltanto il modo di affrontare un problema. Hai cambiato paradigma. E spesso è proprio da un cambio di paradigma che iniziano i nuovi mercati.  Per approfondire il progetto e la visione: https://www.winwinstrategies.info/webinar/ Articolo precedente Scopri come trasformare i rifiuti di Plastica in Ricchezza Scopri l’Opportunità per TE SI VOGLIO SCOPRIRE COME TUTTO CIò PUò DIVENTARE UN VANTAGGIO PER ME! Copyright Whisper © 2018-Policy Whisper srls – Via Monti Simbruini 28 – 00040 – Ardea (Roma) – C.FISC./P.IVA 15384081004 Tutti i Diritti sono riservati. E’ vietata qualsiasi riproduzione, anche parziale *This Website is not a part of Facebook™or Facebook Inc. Additionally, this site is NOT endorsed by Facebook™ in any way. FACEBOOK is a trademark of FACEBOOK Inc. 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Quando la sostenibilità diventa una leva commerciale

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Dino Drago Home Blog Entra nel futuro Hamburger Toggle Menu Home Blog Entra nel futuro Hamburger Toggle Menu Quando la sostenibilità diventa una leva commerciale Per molto tempo abbiamo pensato alla sostenibilità principalmente come a un costo. Qualcosa che un’azienda decideva di fare per responsabilità, immagine o sensibilità ambientale. Oggi questa lettura inizia a essere limitante. Perché la sostenibilità sta entrando in un territorio molto più vicino al cuore dell’impresa: il mercato. Il punto non è essere “più green” Un’azienda non diventa più competitiva semplicemente perché utilizza parole migliori. “Sostenibile”. “Responsabile”. “Eco”. Sono termini che ormai troviamo ovunque. E proprio per questo stanno perdendo parte della loro forza. La vera differenza nasce quando un’azienda riesce a collegare quelle parole ad azioni concrete. Misurare. Documentare. Dimostrare. È qui che la sostenibilità smette di essere soltanto comunicazione e inizia a diventare posizionamento. La fiducia è un vantaggio commerciale Ogni impresa compete sulla fiducia. Soprattutto quando prodotti e servizi diventano sempre più simili. Se il cliente deve scegliere tra due aziende comparabili, entra inevitabilmente in gioco la percezione. Chi è più affidabile? Chi comunica meglio? Chi riesce a dimostrare ciò che dichiara? La sostenibilità verificabile può contribuire proprio a questo. Non perché renda automaticamente un’azienda migliore. Ma perché aggiunge un elemento concreto alla sua reputazione. Vale anche nel B2B E qui, secondo me, il discorso diventa ancora più interessante. Nel B2B non ci sono soltanto consumatori. Ci sono partner. Distributori. Fornitori. Gruppi industriali. Filiere. E sempre più spesso le aziende devono rispondere non soltanto sulla qualità del proprio prodotto, ma anche su come operano. Quando una richiesta entra nella filiera, smette rapidamente di essere una questione di immagine. Diventa una questione commerciale. Dove entrano i servizi di gestione della plastica Prendiamo il caso della plastica. Per molte aziende è parte inevitabile del processo produttivo, del packaging, della logistica o del prodotto stesso. Il punto non è fingere che non esista. Il punto è capire come gestirne meglio l’impatto. È qui che sistemi di recupero, compensazione, tracciabilità e certificazione possono acquisire valore. Non come “bollino verde”. Ma come strumento inserito dentro una strategia aziendale più ampia. Una soluzione, più vantaggi Questo è l’aspetto che trovo più interessante. Una stessa scelta può toccare contemporaneamente: reputazione, rapporti commerciali, posizionamento, responsabilità, comunicazione, relazioni di filiera. E quando una soluzione riesce a produrre effetti su più aree, smette di essere un semplice servizio. Diventa una leva strategica. Il mercato delle soluzioni nasce così Da imprenditore, è questo che osservo. Non se un tema è di moda. Ma se crea una domanda reale. Se un numero crescente di imprese ha bisogno di documentare, misurare e dimostrare meglio il proprio impatto, allora crescerà anche il mercato delle soluzioni capaci di aiutarle a farlo. Ed è lì che sostenibilità e business smettono di essere due mondi separati. Perché la sostenibilità, quando produce valore concreto per l’impresa, non è più soltanto una scelta responsabile. Diventa una scelta strategica. Per approfondire il progetto e la visione: https://www.winwinstrategies.info/webinar/ Articolo precedente Scopri come trasformare i rifiuti di Plastica in Ricchezza Scopri l’Opportunità per TE SI VOGLIO SCOPRIRE COME TUTTO CIò PUò DIVENTARE UN VANTAGGIO PER ME! Copyright Whisper © 2018-Policy Whisper srls – Via Monti Simbruini 28 – 00040 – Ardea (Roma) – C.FISC./P.IVA 15384081004 Tutti i Diritti sono riservati. E’ vietata qualsiasi riproduzione, anche parziale *This Website is not a part of Facebook™or Facebook Inc. Additionally, this site is NOT endorsed by Facebook™ in any way. FACEBOOK is a trademark of FACEBOOK Inc. Questo sito non fa parte del sito Facebook™ /Facebook Inc. /Meta™.Inoltre, questo sito NON è approvato da Facebook™ in alcun modo. FACEBOOK™ è un marchio registrato di FACEBOOK, Inc.

La sostenibilità sta diventando un servizio per le imprese

Dino Drago Home Blog Entra nel futuro Hamburger Toggle Menu Home Blog Entra nel futuro Hamburger Toggle Menu La sostenibilità sta diventando un servizio per le imprese Quando sentiamo parlare di sostenibilità pensiamo quasi automaticamente all’ambiente. Io, da imprenditore, provo a guardarla anche da un’altra prospettiva. Il mercato. Perché dietro un cambiamento ambientale, sociale o normativo nasce spesso una nuova esigenza economica. E quando quell’esigenza riguarda le imprese, iniziano a nascere servizi, tecnologie, competenze e nuovi modelli di business. È quello che credo stia accadendo oggi. Dalla sostenibilità raccontata alla sostenibilità dimostrata Per anni moltissime aziende hanno utilizzato la sostenibilità principalmente come elemento di comunicazione. Packaging verde. Campagne. Claim. Corporate social responsibility. Oggi il livello si sta alzando. Clienti, filiere, partner e stakeholder chiedono sempre più concretezza. Non basta dire cosa si vuole fare. Diventa importante poter documentare ciò che è stato fatto. Ed è una trasformazione enorme. Perché significa passare dalla comunicazione a un processo aziendale. Quando nasce un processo, nasce un mercato Pensiamo a quante imprese utilizzano plastica direttamente o indirettamente. Produttori. Retail. Ristorazione. Cosmetica. Industria. Logistica. E-commerce. Alimentare. E l’elenco potrebbe continuare. Se progressivamente queste aziende avranno bisogno di comprendere meglio il proprio impatto, documentare determinate azioni e rispondere alle richieste delle proprie filiere, qualcuno dovrà fornire gli strumenti necessari per farlo. È qui che vedo il passaggio interessante. La sostenibilità non è più soltanto un valore. Diventa anche un servizio. La reputazione conta C’è poi il consumatore. Le persone sono esposte ogni giorno a centinaia di messaggi aziendali. E termini come “green”, “eco” e “sostenibile” sono ormai ovunque. Questo rende la comunicazione generica sempre meno differenziante. La possibilità di associare una dichiarazione a un’azione documentabile può invece contribuire a costruire qualcosa di molto più importante: credibilità. Non significa promettere la perfezione. Significa poter dimostrare un percorso. Entrano in gioco i CSR Plastic Credit È all’interno di questo scenario che considero interessante il modello dei CSR Plastic Credit. Il principio è semplice: collegare determinate attività di recupero e gestione della plastica a una registrazione digitale che renda documentabile l’azione effettuata. Il punto, per me, non è il certificato preso isolatamente. È il sistema che può esserci intorno: raccolta, trasformazione, tracciabilità, documentazione. È esattamente il concetto che ripeto spesso: non guardare il singolo elemento. Guarda il modello. Ma c’è un secondo mercato Ed è probabilmente quello che interessa maggiormente chi ragiona da imprenditore. Se sempre più aziende avranno bisogno di affrontare questi temi, crescerà anche la necessità di persone capaci di portare queste soluzioni alle imprese. Ed ecco che una trasformazione ambientale può generare contemporaneamente due effetti. Da una parte aziende che cercano soluzioni. Dall’altra professionisti e imprenditori che possono costruire attività intorno a quella domanda. È una dinamica che abbiamo già visto molte volte. Quando le aziende hanno avuto bisogno di siti web è nato un mercato enorme di servizi digitali. Quando hanno avuto bisogno dei social è nato un ecosistema di agenzie e professionisti. Quando hanno iniziato a digitalizzare vendite e processi sono cresciuti CRM, software, consulenti e automazioni. Ogni grande trasformazione crea una nuova domanda B2B. Non serve credere nel futuro. Serve osservare il presente. Per questo continuo a non amare le grandi promesse. Non serve dire che qualcosa “esploderà”. Bisogna osservare quello che sta già accadendo. Le aziende stanno aumentando l’attenzione verso tracciabilità e sostenibilità? Le filiere stanno chiedendo maggiori informazioni? Esistono problemi concreti da risolvere? Esistono sistemi capaci di offrire risposte? Se queste condizioni iniziano a incontrarsi, allora c’è qualcosa che un imprenditore dovrebbe almeno approfondire. Perché le opportunità più interessanti non nascono necessariamente quando qualcuno inventa qualcosa di rivoluzionario. A volte nascono semplicemente quando un nuovo problema entra nell’agenda di migliaia di aziende contemporaneamente. E qualcuno deve iniziare a risolverlo.  Per approfondire il progetto e la visione: https://www.winwinstrategies.info/webinar/ Articolo precedente Scopri come trasformare i rifiuti di Plastica in Ricchezza Scopri l’Opportunità per TE SI VOGLIO SCOPRIRE COME TUTTO CIò PUò DIVENTARE UN VANTAGGIO PER ME! Copyright Whisper © 2018-Policy Whisper srls – Via Monti Simbruini 28 – 00040 – Ardea (Roma) – C.FISC./P.IVA 15384081004 Tutti i Diritti sono riservati. E’ vietata qualsiasi riproduzione, anche parziale *This Website is not a part of Facebook™or Facebook Inc. Additionally, this site is NOT endorsed by Facebook™ in any way. FACEBOOK is a trademark of FACEBOOK Inc. Questo sito non fa parte del sito Facebook™ /Facebook Inc. /Meta™.Inoltre, questo sito NON è approvato da Facebook™ in alcun modo. FACEBOOK™ è un marchio registrato di FACEBOOK, Inc.

Non devi conoscere tutta la strada per sapere dove vuoi andare

Plastic Credit

Dino Drago Home Blog Entra nel futuro Hamburger Toggle Menu Home Blog Entra nel futuro Hamburger Toggle Menu Non devi conoscere tutta la strada per sapere dove vuoi andare Uno degli errori che commettiamo più spesso quando dobbiamo prendere una decisione importante è aspettare di avere tutte le risposte. Vogliamo sapere cosa succederà. Quanto tempo servirà. Quali difficoltà incontreremo. Se funzionerà. Comprensibile. Ma dopo oltre trent’anni di attività ho imparato che l’impresa funziona raramente così. Le certezze arrivano quasi sempre dopo Quando inizi qualcosa di nuovo non possiedi una mappa completa. Hai informazioni. Esperienza. Segnali. Persone. E una direzione. Poi inizi a camminare. Ed è proprio mentre cammini che scopri ciò che prima non potevi vedere. Questo non significa buttarsi senza ragionare. Significa comprendere la differenza tra prudenza e immobilità. La prudenza analizza prima di decidere. L’immobilità continua ad analizzare per non decidere mai. Sono due cose molto diverse. Il mercato non aspetta le nostre certezze Nel frattempo il mondo continua a muoversi. Cambiano le tecnologie. Cambiano le esigenze delle aziende. Cambiano le regole. Nascono nuovi problemi e, con essi, nuove soluzioni. Lo vediamo oggi in moltissimi settori. Economia circolare, gestione dei rifiuti, tracciabilità, automazione, intelligenza artificiale. Aspettare che tutto sia perfettamente definito significa spesso iniziare a osservare un cambiamento quando è già diventato evidente. E quando qualcosa è evidente a tutti, normalmente non sei più davanti alla stessa situazione di qualche anno prima. Avere una direzione è diverso dall’avere una previsione Non ho mai creduto molto in chi dice di sapere esattamente cosa succederà tra dieci anni. Preferisco chi sa spiegarmi perché sta andando in una determinata direzione. C’è un problema reale? Sta crescendo? Esiste una soluzione concreta? Ci sono strutture, competenze e tecnologie che la sostengono? Se queste risposte iniziano ad allinearsi, allora vale la pena approfondire. Non perché possiedi una certezza. Ma perché hai elementi sufficienti per prendere una decisione consapevole. Il percorso corregge il percorso Un’altra cosa che l’esperienza mi ha insegnato è che quasi nessun progetto importante finisce esattamente come era stato immaginato. Si modifica. Si corregge. A volte cambia completamente. E non è necessariamente un fallimento della pianificazione. È la realtà che entra nel progetto. La capacità imprenditoriale sta anche qui: avere una direzione abbastanza forte da non perdersi e abbastanza flessibile da poter cambiare strada. Non serve vedere l’ultimo chilometro Quando guardo oggi alle trasformazioni che stanno avvenendo nei mercati, non cerco di indovinare esattamente dove saremo nel 2035. Cerco di capire quali problemi continueranno ad avere bisogno di soluzioni. Perché è attorno ai problemi reali che si costruiscono i mercati reali. Non devi conoscere ogni curva. Non devi sapere quanto sarà lunga la strada. Ma devi sapere perché hai deciso di percorrerla. La visione non consiste nel conoscere il futuro. Consiste nell’avere una direzione quando il futuro non è ancora chiaro. Per approfondire il progetto e la visione: https://www.winwinstrategies.info/webinar/ Articolo precedente Scopri come trasformare i rifiuti di Plastica in Ricchezza Scopri l’Opportunità per TE SI VOGLIO SCOPRIRE COME TUTTO CIò PUò DIVENTARE UN VANTAGGIO PER ME! Copyright Whisper © 2018-Policy Whisper srls – Via Monti Simbruini 28 – 00040 – Ardea (Roma) – C.FISC./P.IVA 15384081004 Tutti i Diritti sono riservati. E’ vietata qualsiasi riproduzione, anche parziale *This Website is not a part of Facebook™or Facebook Inc. Additionally, this site is NOT endorsed by Facebook™ in any way. FACEBOOK is a trademark of FACEBOOK Inc. Questo sito non fa parte del sito Facebook™ /Facebook Inc. /Meta™.Inoltre, questo sito NON è approvato da Facebook™ in alcun modo. FACEBOOK™ è un marchio registrato di FACEBOOK, Inc.

Ad un certo punto smetti di cercare opportunità

Dino Drago

Dino Drago Home Blog Entra nel futuro Hamburger Toggle Menu Home Blog Entra nel futuro Hamburger Toggle Menu Ad un certo punto smetti di cercare opportunità All’inizio della mia carriera imprenditoriale ero affascinato dalle opportunità. Credo sia normale. Quando inizi hai fame, curiosità e voglia di dimostrare quanto vali. Guardi continuamente avanti cercando qualcosa che possa portarti al livello successivo. Con il passare degli anni, però, cambia qualcosa. Non perdi quella fame. Impari a darle una direzione. E inizi a comprendere che non tutte le opportunità meritano il tuo tempo. L’esperienza cambia le domande Quando ero più giovane davanti a un nuovo progetto mi chiedevo: “Può funzionare?” Oggi le domande sono diverse. Quale problema risolve? Esiste davvero un mercato? Ci sono fondamenta concrete? Il modello può durare? Le persone coinvolte sono quelle con cui voglio costruire qualcosa? E soprattutto: avrà ancora senso quando sarà finito l’entusiasmo iniziale? È una differenza enorme. Perché significa smettere di innamorarsi delle promesse e iniziare ad analizzare ciò che esiste dietro. Imparare a dire no C’è poi una seconda conseguenza. Con il tempo impari a dire no. Ed è probabilmente una delle competenze imprenditoriali più sottovalutate. Dire no a un progetto significa liberare spazio per un altro. Dire no a una collaborazione sbagliata significa proteggere la propria reputazione. Dire no a una scorciatoia significa scegliere di costruire. Non sempre è facile. Soprattutto quando davanti hai qualcosa che apparentemente potrebbe produrre risultati rapidamente. Ma velocità e direzione non sono la stessa cosa. Puoi correre velocissimo nella direzione sbagliata. L’esperienza non deve diventare nostalgia C’è anche un pericolo. Dopo tanti anni è facile iniziare a credere di aver già visto tutto. È proprio lì che l’esperienza può trasformarsi da vantaggio a limite. Il mondo cambia. Cambiano le tecnologie. Cambiano i consumatori. Cambiano le aziende. Cambiano i problemi. E inevitabilmente nascono nuovi mercati. Per questo cerco di mantenere una convinzione molto semplice: i principi possono rimanere gli stessi, le idee devono poter cambiare. Serietà. Trasparenza. Concretezza. Persone. Valore reale. Questi per me rimangono. Il modo in cui vengono applicati, invece, deve continuare a evolvere. Oggi non cerco il prossimo progetto Cerco problemi importanti ai quali qualcuno sta costruendo una risposta concreta. È un cambio di prospettiva. Perché quando parti dal problema non hai bisogno di inventare la necessità. Esiste già. Devi capire se la soluzione è sufficientemente solida. Ed è esattamente con questa mentalità che oggi guardo ai nuovi modelli legati all’economia circolare, alla gestione della plastica, alla tracciabilità e alla responsabilità delle imprese. Non perché siano parole del momento. Ma perché dietro quelle parole esistono problemi reali che aziende e mercati dovranno affrontare sempre di più. Poi vengono tecnologia, certificazioni, processi e modelli economici. Ma tutto parte da lì. Dopo trent’anni continuo a essere curioso Forse questa è la cosa più importante che l’esperienza mi ha insegnato. Non avere più risposte. Fare domande migliori. Non voglio sapere quale sarà “il prossimo grande business”. Voglio capire quali trasformazioni stanno avvenendo mentre la maggior parte delle persone sta guardando altrove. Perché le opportunità passano. I settori cambiano. I progetti evolvono. Ma la capacità di osservare, comprendere e scegliere rimane. Ed è probabilmente uno degli asset più importanti che un imprenditore possa costruire. Per approfondire il progetto e la visione: https://www.winwinstrategies.info/webinar/ Articolo precedente Scopri come trasformare i rifiuti di Plastica in Ricchezza Scopri l’Opportunità per TE SI VOGLIO SCOPRIRE COME TUTTO CIò PUò DIVENTARE UN VANTAGGIO PER ME! Copyright Whisper © 2018-Policy Whisper srls – Via Monti Simbruini 28 – 00040 – Ardea (Roma) – C.FISC./P.IVA 15384081004 Tutti i Diritti sono riservati. E’ vietata qualsiasi riproduzione, anche parziale *This Website is not a part of Facebook™or Facebook Inc. Additionally, this site is NOT endorsed by Facebook™ in any way. FACEBOOK is a trademark of FACEBOOK Inc. Questo sito non fa parte del sito Facebook™ /Facebook Inc. /Meta™.Inoltre, questo sito NON è approvato da Facebook™ in alcun modo. FACEBOOK™ è un marchio registrato di FACEBOOK, Inc.