Dino Drago

Dalla plastica recuperata al mercato industriale: quando un problema diventa un modello di business

Plastic Credit

Dalla plastica recuperata al mercato industriale: quando un problema diventa un modello di business

Cosa ci raccontano gli ultimi sviluppi di Corsair Group International sul futuro dell’economia circolare?

Da oltre trent’anni mi occupo di impresa, sviluppo commerciale e costruzione di reti.

In questo percorso ho imparato una cosa: i mercati più interessanti non nascono necessariamente da un prodotto rivoluzionario.

Spesso nascono da un problema che esiste da decenni, ma al quale iniziamo finalmente a dare risposte diverse.

La plastica è uno di questi casi.

Non basta recuperare. Bisogna costruire una filiera.

Quando pensiamo al recupero della plastica, immaginiamo quasi sempre la raccolta dei rifiuti.

Ma raccogliere è soltanto il primo passaggio.

Poi quella plastica deve essere selezionata, gestita e destinata a processi compatibili con le sue caratteristiche.

Una parte può essere riciclata meccanicamente.

Per determinate tipologie esistono anche processi di riciclo chimico, tra cui la pirolisi.

La tecnologia da sola, però, non basta.

Serve qualcuno che raccolga il materiale.

Serve un impianto.

Serve un processo industriale.

Serve un cliente interessato al prodotto ottenuto.

E serve un modello economico capace di sostenere l’attività.

È proprio questo insieme di elementi che considero interessante.

Da Bangkok arrivano segnali concreti

Negli ultimi aggiornamenti pubblicati da Corsair Group International emergono tre elementi che meritano attenzione.

Il primo riguarda le nuove spedizioni di olio di pirolisi dall’impianto di Bangkok verso clienti dell’industria petrolchimica.

Il secondo riguarda l’ampliamento delle attività di raccolta della plastica presso strutture industriali e alberghiere della città.

Il terzo riguarda un nuovo riacquisto di CSR Plastic Credit, che Corsair dichiara di aver finanziato attraverso ricavi derivanti dalle proprie vendite industriali.

Tre attività differenti.

Ma tutte collegate a un’unica idea:

costruire un sistema nel quale recupero, trasformazione industriale e mercato possano dialogare.

Naturalmente, le comunicazioni aziendali devono essere valutate insieme ai dati operativi, alle verifiche e alla documentazione disponibile.

Ma la direzione industriale descritta è interessante.

Il mercato ha bisogno di soluzioni, non di slogan

Per anni la sostenibilità è stata raccontata soprattutto attraverso messaggi emozionali.

Salviamo il pianeta.

Riduciamo l’inquinamento.

Costruiamo un futuro migliore.

Sono obiettivi condivisibili.

Ma un imprenditore deve anche chiedersi come raggiungerli.

Quali tecnologie utilizzare?

Quali processi organizzare?

Chi acquisterà i prodotti recuperati?

Come misurare i risultati?

Come costruire un’attività che possa continuare a operare?

Sono queste le domande che trasformano un’intenzione in un modello industriale.

E poi arriva la parte che conosco meglio: il mercato

Un impianto non vive isolato.

Ha bisogno di fornitori.

Partner.

Clienti.

Competenze.

Relazioni commerciali.

E quando un modello industriale si sviluppa, possono nascere attività complementari.

Penso ai professionisti che già lavorano con le aziende.

Ai consulenti.

Agli imprenditori che conoscono il proprio territorio.

Alle persone capaci di costruire relazioni commerciali solide.

Non tutti devono occuparsi direttamente di tecnologia o di gestione dei rifiuti.

Ma lo sviluppo di una filiera può richiedere competenze molto differenti.

Ed è qui che un problema ambientale può aprire anche nuove prospettive imprenditoriali.

Il ruolo dei CSR Plastic Credit

All’interno di questo ecosistema si inseriscono i CSR Plastic Credit.

Sono strumenti digitali collegati ai programmi di rimozione della plastica e alla documentazione delle relative attività.

La loro utilità ambientale dipende dalla qualità dei processi, dalle verifiche e dalla corretta attribuzione dei risultati.

Per questo ritengo importante non confondere un credito digitale con la soluzione completa.

Il credito è uno degli elementi del sistema.

La parte fondamentale resta ciò che avviene concretamente: raccolta, trattamento, tracciabilità e utilizzo dei materiali recuperati.

La blockchain può contribuire alla trasparenza dei registri.

Ma la credibilità nasce sempre dalla verificabilità dei fatti che quei registri rappresentano.

Il vero cambiamento è nel modo di osservare i problemi

Molti vedono nella plastica soltanto un problema ambientale.

Io vedo certamente quel problema.

Ma provo anche a osservare tutto ciò che serve per affrontarlo.

Infrastrutture.

Tecnologie.

Competenze.

Servizi.

Aziende.

Mercati.

Relazioni.

È un cambio di prospettiva.

Perché quando una necessità diventa sufficientemente importante, il mercato inizia a cercare risposte.

E chi possiede le competenze per contribuire a quelle risposte può trovare nuove possibilità di sviluppo.

Una riflessione per chi fa impresa

Non credo nelle scorciatoie.

E dopo trent’anni non mi interessano le promesse straordinarie.

Mi interessano i modelli che posso comprendere, analizzare e verificare.

Quello che sta accadendo intorno alla gestione industriale della plastica merita attenzione proprio per questo.

Non perché ogni iniziativa sia automaticamente destinata al successo.

Ma perché esiste un problema reale, esistono tecnologie che cercano di affrontarlo ed esiste una domanda industriale per determinate materie prime recuperate.

Il punto non è chiedersi soltanto quanto sia grande il problema.

Il punto è capire quanto valore possiamo creare contribuendo a risolverlo.

Ed è questa la domanda che continuo a farmi ogni volta che incontro una nuova opportunità imprenditoriale.

 


 Per approfondire il progetto e la visione: https://www.winwinstrategies.info/webinar/

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