Quando hai più di trent’anni di attività alle spalle, succede una cosa curiosa.
Continui ad entusiasmarti davanti a un nuovo progetto.
Ma impari a non innamorartene troppo velocemente.
Perché hai già visto grandi idee fallire.
Hai visto progetti apparentemente perfetti non trovare un mercato.
Hai visto persone straordinarie costruire cose mediocri.
E hai visto idee inizialmente sottovalutate trasformarsi in grandi realtà.
L’esperienza non ti permette di prevedere il futuro.
Ti insegna però dove guardare.
È probabilmente la cosa più importante.
Se devo convincere qualcuno che possiede un problema, parto già male.
Preferisco situazioni nelle quali il problema esiste indipendentemente da ciò che voglio proporre.
Prendiamo la plastica.
Viene utilizzata ogni giorno da milioni di persone e imprese.
Una parte diventa inevitabilmente rifiuto.
Quella materia deve essere raccolta, gestita, recuperata o trasformata.
Non dobbiamo inventare il problema.
Esiste già.
Ed è enorme.
Una buona storia non basta.
Voglio capire cosa succede realmente.
Qual è il processo?
Chi lo gestisce?
Quali tecnologie vengono utilizzate?
Come viene documentato?
Quali risultati produce?
Sono domande meno emozionanti di una presentazione commerciale.
Ma sono quelle che fanno la differenza.
Perché prima o poi ogni promessa deve incontrare la realtà.
Avere un problema e una soluzione non basta ancora.
Deve esistere qualcuno che abbia una ragione concreta per utilizzare quella soluzione.
Nel caso della sostenibilità aziendale questo è uno degli aspetti che considero più interessanti.
Imprese, produttori, distributori e filiere devono confrontarsi sempre più con temi come impatto, tracciabilità e responsabilità.
Ed è qui che un problema ambientale può iniziare a incontrare un’esigenza aziendale.
Quando questo accade, non stiamo più parlando soltanto di sostenibilità.
Stiamo parlando di mercato.
Una soluzione che funziona una volta è un progetto.
Una soluzione che può essere portata a cento, mille o diecimila aziende inizia ad assomigliare a un modello.
E questa differenza, per un imprenditore, è enorme.
Tecnologia e processi sono importanti.
Ma serve anche qualcuno capace di creare il collegamento tra chi possiede la soluzione e chi ne ha bisogno.
È lì che entrano persone, competenze e reti commerciali.
Ed è spesso lì che si crea una parte importante del valore.
Questa viene per ultima nell’elenco.
Ma nella realtà viene prima di quasi tutto.
Dopo tanti anni ho imparato che un buon modello con le persone sbagliate può diventare un pessimo progetto.
Mentre persone capaci, serie e determinate riescono spesso a migliorare un modello durante il percorso.
Perché i mercati cambiano.
Le strategie cambiano.
Le tecnologie cambiano.
Le persone con cui scegli di costruire determinano come affronterai quei cambiamenti.
A trent’anni probabilmente avrei chiesto:
“Quanto può diventare grande?”
Oggi parto da altre domande.
Il problema è reale?
La soluzione è concreta?
Esiste una domanda?
Il modello può crescere?
Ci sono le persone giuste?
Solo dopo inizio ad approfondire tutto il resto.
È anche con questa mentalità che guardo oggi al mondo della gestione della plastica, dell’economia circolare e dei CSR Plastic Credit.
Non perché qualcuno mi abbia raccontato che rappresentano “il futuro”.
Le grandi frasi mi interessano poco.
Mi interessa la concatenazione:
problema → soluzione → domanda → sistema → persone.
Quando questi cinque elementi iniziano ad allinearsi, allora vale la pena fermarsi e guardare meglio.
Perché dopo oltre trent’anni non ho smesso di cercare nuove opportunità.
Ho semplicemente imparato che quelle interessanti raramente hanno bisogno di urlare per farsi notare.
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Per approfondire il progetto e la visione: https://www.winwinstrategies.info/webinar/
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