Dino Drago

La prossima grande trasformazione industriale potrebbe nascere da ciò che oggi consideriamo uno scarto

plastic credit

Perché il futuro dell’economia circolare riguarda molto più del riciclo

Ci sono cambiamenti economici che iniziano in modo evidente.

Una nuova tecnologia.

Un prodotto rivoluzionario.

Un servizio che modifica le abitudini di milioni di persone.

E poi ci sono trasformazioni più silenziose.

Nascono da problemi che conosciamo da decenni, ma ai quali improvvisamente iniziamo a dare risposte differenti.

Credo che la gestione della plastica appartenga a questa seconda categoria.

E penso che molti imprenditori non abbiano ancora compreso fino in fondo quanto sia ampio il sistema economico che può svilupparsi intorno a questo problema.

Abbiamo costruito un’economia straordinaria. Ma incompleta.

Negli ultimi decenni abbiamo perfezionato quasi ogni fase della produzione.

Sappiamo realizzare prodotti più velocemente.

Trasportarli dall’altra parte del mondo.

Distribuirli attraverso reti commerciali sempre più sofisticate.

Venderli con strumenti digitali che soltanto vent’anni fa sarebbero sembrati fantascienza.

Ma per molto tempo abbiamo dedicato meno attenzione a una domanda fondamentale.

Che cosa accade quando quei prodotti non servono più?

Nel caso della plastica, questa domanda assume dimensioni enormi.

Non tutta la plastica viene recuperata.

Non tutta può essere riciclata con gli stessi processi.

E una parte continua a essere dispersa nell’ambiente o destinata a forme di smaltimento.

Il problema è reale.

Ma proprio per questo richiede soluzioni industriali, non soltanto dichiarazioni di principio.

Il rifiuto può diventare una risorsa?

La risposta dipende dal materiale, dalla tecnologia e dalla sostenibilità economica e ambientale del processo.

Non esiste una soluzione universale.

Ma esistono percorsi differenti.

Il riciclo meccanico permette di recuperare diverse tipologie di plastica.

Per alcuni flussi difficili da trattare attraverso i metodi tradizionali, vengono sviluppate anche tecnologie di riciclo chimico.

Tra queste c’è la pirolisi.

È una tecnologia che, in condizioni controllate, può trasformare determinate plastiche in prodotti come l’olio di pirolisi.

Quando questo materiale rispetta le specifiche richieste, può trovare applicazioni industriali, anche nella filiera petrolchimica.

Naturalmente bisogna considerare consumi energetici, emissioni, qualità dei materiali e destinazione effettiva dei prodotti.

Ma ciò che trovo interessante, da imprenditore, è il cambiamento di prospettiva.

Un materiale che prima rappresentava esclusivamente un problema di gestione può diventare l’input di un processo industriale.

E attorno a quel processo può nascere una filiera.

Il caso Corsair Group International

È uno dei motivi per cui seguo con interesse il percorso di Corsair Group International.

L’azienda opera nel settore del recupero e della trasformazione dei rifiuti plastici, sviluppando attività industriali e un ecosistema collegato ai CSR Plastic Credit.

Negli aggiornamenti diffusi dall’azienda vengono descritte attività di raccolta, trasformazione e commercializzazione di olio di pirolisi.

Sono aspetti che considero importanti perché permettono di osservare un modello che cerca di collegare più elementi.

Il recupero dei materiali.

La tecnologia industriale.

La domanda di prodotti derivati dal trattamento.

La tracciabilità delle attività.

Il coinvolgimento delle aziende.

Non significa che ogni risultato dichiarato sia automaticamente verificato o che il successo del modello sia garantito.

Significa che possiamo osservare un esempio concreto di come il settore stia cercando di organizzarsi.

Le opportunità non sono soltanto negli impianti

Qui arriviamo alla parte che conosco meglio.

Lo sviluppo commerciale.

Quando nasce un nuovo settore industriale, non servono soltanto macchinari e ingegneri.

Servono aziende che conferiscano materiali.

Operatori logistici.

Partner industriali.

Sistemi di controllo.

Servizi di documentazione.

Professionisti.

Reti commerciali.

Imprenditori capaci di costruire collaborazioni.

È una dinamica che ho osservato in molti mercati nel corso della mia vita professionale.

Il valore non si concentra necessariamente in un unico punto della filiera.

Può distribuirsi tra soggetti diversi, ciascuno con una funzione specifica.

Ed è proprio questo che rende interessante studiare un settore prima di fermarsi al suo prodotto più visibile.

Anche il concetto di sostenibilità deve evolvere

Credo che le aziende stiano attraversando un cambiamento culturale importante.

Per molto tempo la sostenibilità è stata trattata prevalentemente come un tema di immagine.

Oggi, per molte imprese, entrano in gioco anche esigenze di misurazione, gestione dei materiali, richieste dei clienti e documentazione delle attività ambientali.

Questo non significa che ogni azienda abbia gli stessi obblighi o che ogni strumento volontario sostituisca gli adempimenti previsti dalla normativa.

Significa però che cresce l’importanza di poter distinguere le dichiarazioni dai risultati documentati.

I CSR Plastic Credit si collocano in questo contesto come strumenti volontari collegati ad attività di recupero della plastica.

Il loro significato dipende dai criteri di emissione, dalle verifiche, dalla tracciabilità e dall’uso che ne viene fatto.

Non sono una scorciatoia.

E non dovrebbero essere presentati come una soluzione universale.

Ma rappresentano un elemento da comprendere all’interno di un ecosistema più ampio.

La domanda che ogni imprenditore dovrebbe farsi

Quando osservo un nuovo mercato, non mi chiedo soltanto quanto potrebbe diventare grande.

Mi faccio domande molto più concrete.

Il problema esiste davvero?

Chi ha bisogno della soluzione?

La tecnologia funziona?

Ci sono clienti disposti ad acquistare?

Il modello può essere sviluppato nel tempo?

Esistono persone e competenze capaci di sostenerlo?

Sono domande semplici.

Ma le risposte fanno tutta la differenza.

Perché le grandi trasformazioni economiche non nascono soltanto dalle idee.

Nascono quando un problema incontra una soluzione concreta e un mercato capace di sostenerla.

La mia conclusione

Dopo oltre trent’anni di esperienza imprenditoriale, continuo a essere affascinato dai settori nei quali un problema apparentemente irrisolvibile inizia a generare nuove competenze, tecnologie e attività.

La gestione della plastica è uno di questi.

Non perché ogni progetto avrà successo.

Non perché esistano risultati automatici.

Ma perché abbiamo davanti una necessità reale che richiede risposte sempre più organizzate.

E quando una necessità diventa strutturale, possono nascere nuovi mercati.

Il futuro dell’economia circolare non sarà costruito soltanto da chi recupera i rifiuti.

Sarà costruito anche da chi saprà collegare tecnologie, imprese, persone e domanda industriale.

Perché, alla fine, è questo che un imprenditore dovrebbe imparare a vedere.

Non soltanto ciò che un materiale è oggi.

Ma ciò che potrebbe diventare attraverso un sistema capace di generare valore reale.

Dino Drago


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Per approfondire il progetto e la visione: https://www.winwinstrategies.info/webinar/

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